fbpx
Google Trends: cos’è? Come funziona? Come sfruttarlo al 100%?

Google Trends: cos’è? Come funziona? Come sfruttarlo al 100%?

Google Trends: cos'è? Come funziona? Come sfruttarlo al 100%?

Tra i tanti strumenti gratuiti che Google mette a disposizione per tutti gli utenti, marketer e non, Google Trends è probabilmente quello più conosciuto e più usato.

Google Trends raccoglie i termini di ricerca e valuta gli argomenti più cercati su Google in dato periodo temporale oppure in una certa area geografica e li organizza in grafici e tabelle per renderli comprensibili e consultabili da tutti.

I dati si basano sulle ricerche che gli utenti compiono attraverso tutta la rete di servizi Google compresi Google News, Google Shopping, Google Immagini, Youtube e molti altri.

I dati che ci interessano possono essere filtrati ed esportati in vari formati per essere riutilizzati in presentazioni, riunioni di vario genere o anche solo per essere consultati più comodamente.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONOSCERE GOOGLE TRENDS?

Conoscere le parole chiave che gli utenti cercano su Internet è incredibilmente utile per la SEO, perché ti permette di usare quelle stesse parole all’interno del tuo contenuto e, in definitiva, attirare nuovi potenziali clienti.

Questa è proprio la base del content marketing e dell’inbound marketing: la creazione di contenuto rilevante che attiri molte persone e che ne converta una parte in cliente, il tutto senza spendere un euro in pubblicità a pagamento.

Google Trends mostra anche l’andamento della popolarità di un certo argomento in un periodo temporale fino a 12 mesi fa, perciò osservando i grafici, prestando un po’ di attenzione alle novità del web e con una buona dose di intuito, si può arrivare addirittura a prevedere i trend di crescita prima ancora che avvengano.

Questo vuol dire che se inizi a parlare di qualcosa prima che raggiunga l’apice dell’interesse, al momento giusto ti ritroverai con molto traffico di qualità prima dei tuoi concorrenti.

A cosa serve google trends?

COME FUNZIONA GOOGLE TRENDS? COME USARE GOOGLE TRENDS?

 

Come tutti i servizi di Google, anche Google Trends ha un’interfaccia molto intuitiva e alla portata di tutti.

Il primo passo è collegarsi al sito.

Qui nella home troverai la barra di ricerca, una manciata di esempi riguardanti le parole più cercate al momento e le tendenze di ricerca degli anni passati.

 

Come funziona google trends?

Digitando qualcosa nella barra di ricerca, ad esempio “scarpe da corsa”, noterai che tra i vari suggerimenti automatici comparirà una distinzione tra termine di ricerca e argomento.

La tua query, ovvero le parole che stai cercando, può essere analizzata per entrambe le opzioni, ma Google Trends ti restituirà grafici e dati diversi.

google trends cos'è

Mi spiego meglio: scegliendo di analizzare “scarpe da corsa” come termine di ricerca, Google Trends ti mostrerà il volume di ricerca per tutte le parole chiave che compongono la tua query, ovvero per “scarpe”, per “corsa” e per “scarpe da corsa”; quindi potrebbe includere anche dati per le ricerche di “scarpe da tennis”, “scarpe eleganti” o anche “magliette da corsa”.

Scegliendo argomento, invece, vedrai i risultati per un insieme di termini di ricerca che condividono un concetto comune, ma non specificamente le parole chiave “scarpe da corsa”.

Per valutare quale faccia al caso tuo è utile scegliere entrambe le opzioni per poi confrontare i grafici e le query suggerite da Google Trends.

COME LEGGERE I RISULTATI DI GOOGLE TRENDS?

 

Indipendentemente dai termini di ricerca o dall’argomento che sceglierai, Google Trends riporterà i seguenti valori:

  • L’interesse nel tempo: ovvero la popolarità della tua query in un dato periodo di tempo, completa di picchi e discese. La popolarità viene espressa con un valore numerico compreso tra 0 e 100, quindi sappi che Google Trends non mostra il reale numero di ricerche effettuate per un dato argomento.
  • L’interesse per regione: una mappa che evidenzia in colori diversi le varie regioni italiane in base al volume di ricerche della tua query. Accanto alla mappa troverai il valore percentuale per ogni regione, esattamente come per il grafico temporale.
    Ad esempio, l’interesse per la query “scarpe da corsa” nelle Marche è 100, il che vuol dire che in quella regione vengono fatte il 100% di ricerche in più su questo argomento rispetto alle altre regioni
google trends applicazione come si usa
  • Argomenti correlati: sono gli argomenti più cercati legati alla tua query. Anche qui i valori sono in scala relativa, dove 100 indica l’argomento più cercato tra quelli proposti e 50 indica un argomento con la metà delle ricerche rispetto al primo e così via.
    Per alcuni potresti non vedere numeri, ma la scritta “Impennata” oppure “Superiore al 5000%”. In questi casi i risultati si riferiscono ad argomenti che hanno subito un’impennata nelle ricerche, probabilmente perché sono nuovi e di forte interesse.
  • Query associate: le query che gli utenti hanno cercato insieme al tuo termine di ricerca. I risultati vengono mostrati esattamente come quelli degli argomenti correlati, con valori numerici relativi che si riferiscono sempre al termine più cercato.
google trends ecommerce

Tutti i risultati di Google Trends possono essere filtrati per paese e periodo temporale, e possono essere esportati come file .csv oppure condivisi sui social.

Inoltre c’è la possibilità di incorporarli come codice HTML all’interno del proprio sito web.

 

Hai visto come Google Trends possa essere una miniera di informazioni utilissime e come leggere i suoi dati, ma ti sei chiesto a chi e a cosa può essere davvero utile?

GOOGLE TRENDS È DAVVERO UTILE?

 

Personalmente ritengo che chiunque impari ad usare Google Trends possa trarne vantaggio, sia che si tratti di copywriter freelance che piccoli imprenditori ambiziosi, ma principalmente questo strumento viene usato nei seguenti casi:

 

SEO

Ovviamente è la prima cosa di cui parlare. Google Trends nasce proprio per scoprire la popolarità di una parola chiave, che guarda caso è anche il pilastro intorno al quale ruota la SEO.

Sapere quali parole chiave inserire in una pagina web, in un articolo o in un contenuto rispetto ad altre fa una notevole differenza quando si tratta di comparire primi nei risultati di ricerca di Google.

 

CONTENT MARKETING

Quando si parla di creare del contenuto, Google Trends ha una duplice funzione: prima di tutto è un buon punto di partenza per decidere di cosa parlare sfruttando gli argomenti di tendenza in un dato momento storico.

In secondo luogo le tabelle di argomenti correlati e query associate sono utilissime per sviluppare più approfonditamente il contenuto e per includere le ricerche marginali fatte dagli utenti, aumentando considerevolmente il traffico in entrata.

 

SOCIAL MEDIA & CALENDARIO EDITORIALE

I concetti base della SEO si applicano anche ai social network, perciò è logico pensare che i post che trattano di argomenti di tendenza ricevano maggiore attenzione rispetto ad altri.

In più Google Trends può essere utilizzato per cercare i trend ricorrenti durante l’anno (o fino a 5 anni indietro) per permetterti di anticipare i tempi e preparare un calendario editoriale per i tuoi contenuti a prova di errore!

ANALISI DATI

Quando si deve valutare la presenza online di un’attività o di un qualsiasi business bisogna guardarla nella sua interezza. Questo vuol dire analizzare il suo sito web, le parole chiave con le quali si posiziona su Google, i suoi social network, i suoi contenuti e molti altri fattori.

Una parte di questo processo può essere fatta tramite Google Trends, anche se esistono tools molto più precisi e professionali.

Per cosa è utile google trends?

COME SFRUTTARE AL MASSIMO GOOGLE TRENDS?

 

Nonostante Google Trends sia incredibilmente intuitivo e user friendly, possiede diverse funzioni più o meno nascoste che permettono di migliorare l’esperienza e di ottenere dati ancora più precisi.

Primi tra tutti i filtri: subito dopo aver inserito una query nella barra di ricerca, appena sopra il grafico vedrai comparire alcuni menu a tendina che ti permetteranno di filtrare i dati rispettivamente secondo l’area geografica, il periodo temporale, le categorie di prodotti o servizi e il tipo di ricerca.

google trends cos'è

Il filtro per area geografica è piuttosto intuitivo. Oltre alla nazione si può analizzare il volume di ricerca anche per regioni e province, permettendoti di ottenere dati incredibilmente precisi utilissimi per il marketing a livello locale.

Il filtro per categoria è utile nel caso in cui la query cercata abbia diversi significati, come nel caso della parola “colorante”, ad esempio; in questo caso è possibile specificare se la tua ricerca si ferisce al colorante alimentare, industriale, cosmetico e così via.

Infine il filtro per il tipo di ricerca ti permette di selezionare per quale piattaforma di Google vuoi visualizzare i risultati, scegliendo tra la più comune Ricerca Google ma anche Google News, Google Immagini, Google Shopping e Youtube.

Questo filtro è particolarmente utile per giornalisti e content creator che hanno bisogno di concentrarsi su un tipo di media in particolare.

Sul filtro per periodo di tempo non mi soffermo, in quanto ne ho già parlato qua e là in questo articolo e il cui funzionamento è immediato e alla portata di tutti.

 

Quello che non tutti sanno, però, è che Google Trends possiede dei “filtri aggiuntivi” meno lampanti di quelli di cui ho appena parlato, e che sono utilizzabili inserendo della particolare punteggiatura nella barra di ricerca insieme alla query cercata.

L’aggiunta di questa punteggiatura ha senso solo se i termini di ricerca sono parte di una query composta, quindi nel caso di “scarpe da corsa” ma non per la parola “scarpe” semplicemente.

Usando le doppie virgolette all’inizio e alla fine del termine di ricerca vedrai solo i risultati che includono precisamente quella parola, escludendo tutte le altre corrispondenze.

Usando il “+” tra due termini otterrai i dati per le ricerche che includono l’uno o l’altro termine. Spesso si usa quando per cercare parole soggette ad errori di ortografia oppure che hanno ortografie alternative.

Usando il “-“ tra due termini escluderai dalla ricerca la seconda parola. Questo è particolarmente utile nel caso si voglia eliminare un termine superfluo all’interno di una frase composta per escluderlo dalla maggior parte dei risultati.

 

Se sei arrivato in fondo a questo articolo, congratulazioni!

Adesso sai perfettamente cos’è Google Trends, come funziona Google Trends e a che cosa serve!

Con pochi e semplici passaggi potrai scoprire quali sono gli argomenti più popolari in questo momento e saprai come creare del contenuto ad hoc per non sbagliare mai!

Cosa sono le storie in evidenza e come sfruttarle al meglio: guida completa + 5 idee pratiche

Cosa sono le storie in evidenza e come sfruttarle al meglio: guida completa + 5 idee pratiche

Cosa sono le storie in evidenza e come sfruttarle al meglio: guida completa + 5 idee pratiche

I contenuti in evidenza di Instagram, comunemente chiamati Storie in evidenza, sono storie che rimangono visibili sul tuo profilo oltre le normali 24 ore.

Le puoi trovare appena sotto la bio:

A cosa servono le storie in evidenza?

Le stories sono amate e utilizzate quotidianamente sia dagli utenti normali che da quelli business ma con la possibilità di metterle in evidenza puoi portare tutto ad un livello superiore: continua a leggere per scoprire di cosa parlo!

PERCHÉ FARE STORIES? E PERCHÉ METTERLE IN EVIDENZA?

 

Come ho appena detto, le stories sono utilizzate da praticamente tutti gli utenti di Instagram, sia che si tratti di profili personali sia che si tratti di profili legati ad aziende, brand, marchi e così via.

La loro rapida diffusione già dopo pochi giorni dal lancio (nel lontano 2016) è stata favorita da una serie di fattori:

 

SONO RAPIDE E SEMPLICI

Ricordi com’era complicato fare un video e caricarlo online qualche anno fa? Intanto serviva una videocamera con una risoluzione decente, poi dovevi caricare il video sul PC dove eventualmente facevi un po’ di montaggio e modifiche e infine lo caricavi in rete.

Oggi prendi il cellulare, riprendi o scatti la foto, metti un filtro, lo carichi su Instagram e in pochi secondi è online.

In una società che tende sempre di più alla riduzione dei tempi di attesa e dei contenuti lampo, saper usare le stories è un requisito imprescindibile.

ATTIRANO L’ATTENZIONE

Ad un primo sguardo tutte le funzioni extra che Instagram fornisce per le tue stories possono sembrare infantili o inutili.

Gli adesivi sono per bambini, i filtri non ti servono, delle gif non sai che fartene e chi ha voglia di imparare ad usare i testi come fanno gli altri?

Be’, questo è un ragionamento che in molti fanno ma che è incredibilmente antiquato e sbagliato sotto molti aspetti.

Musica, adesivi e quant’altro sono invece utilissimi per attirare l’attenzione sulle cose che contano davvero per il tuo marchio come certi prodotti o servizi; una piccola call to action nel posto giusto può aumentare il traffico dalla tua storia verso una determinata pagina del tuo sito web, ad esempio.

Imparare ad usare questi strumenti è fondamentale per poter sfruttare al 100% le potenzialità delle stories.

Come creare delle storie in evidenza

AGGIORNAMENTO CONTINUO

Creare abbastanza contenuto da riempire un calendario editoriale non è cosa semplice, soprattutto quando hai già un’attività da gestire.

Le stories ci vengono in aiuto anche in questo: dato che sono così facili e veloci da creare e piacciono molto agli utenti sono perfette per essere pubblicate in ogni momento, anche e soprattutto quando non hai preparato nessun post.

In questo modo i tuoi follower saranno aggiornati sulle tue ultime novità e si ricorderanno di te anche quando sarai troppo impegnato per postare qualcosa.

 

FANNO MIRACOLI PER IL BRAND

Le stories hanno abbattuto quel muro tra azienda e cliente che esisteva fino a pochi anni fa. La loro facilità d’uso le ha presto trasformate nel pretesto per abbandonare le formalità della comunicazione aziendale e ha permesso di mostrare un lato più umano del proprio brand, cosa che gli utenti amano.

Oggi gli utenti hanno bisogno di percepire che i valori di un brand sono simili ai loro prima di potersi fidare a compiere un acquisto e poter vedere il loro lato umano attraverso le stories è sicuramente la soluzione perfetta.

 

UNA MIGLIORE COMUNICAZIONE

Oggi le aziende strutturate hanno del personale dedicato che si occupa esclusivamente della moderazione della propria community, in altre parole che interagisce con i followers attraverso stories, chat e commenti.

Gli utenti possono finalmente comunicare direttamente con i brand che amano senza dover attraversare chissà quale campo minato burocratico e le aziende possono conoscere più a fondo i propri clienti in modo da poter offrire servizi e prodotti sempre migliori e in linea con le esigenze del loro pubblico.

 

HANNO IL FORMATO GIUSTO

Un fattore che viene spesso trascurato quando si pensa al contenuto è il formato: infatti ogni social premia immagini e video che vengono creati rispettando certe misure che sono specifiche di ogni piattaforma.

Le stories sono così perfette sotto questo punto di vista da aver stabilito i canoni per un nuovo formato, tanto che moltissime altre applicazioni hanno solamente potuto ricopiare il lavoro fatto da Instagram (e da Snapchat prima ancora).

Oltre ai dettagli puramente tecnici, le stories rappresentano il format degli ultimi anni e che continuerà a farla da padrone per diverso tempo: contenuto verticale a schermo intero. Gli utenti lo adorano perché è facilmente fruibile e i brand lo sfruttano al massimo per dare libero sfogo alla loro creatività.

A cosa servono le storie in evidenza?

COME CREARE DELLE STORIE IN EVIDENZA?

 

Ci sono due modi per farlo.

Il primo consiste nel mettere in evidenza una storia in corso di pubblicazione, ed è il più semplice: basta aprire la storia attualmente pubblicata, toccare l’icona in basso con la scritta “metti in evidenza” ed etichettare la tua nuova storia in evidenza.

Il secondo metodo ti permette di mettere in evidenza più storie contemporaneamente, anche quelle pubblicate in momenti diversi dell’anno.

Per fare ciò devi andare sul tuo profilo e cliccare sull’icona con il “+” nella sezione “Storie in evidenza” sotto la bio; si aprirà l’archivio delle tue storie, ovvero il posto dove vengono salvate le stories dopo le 24 ore di pubblicazione. Qui potrai selezionare fino a 100 stories da inserire nella stessa storia in evidenza e il gioco sarà presto fatto.

Una volta creata una collezione potrai visualizzarla in ogni momento dal tuo profilo, eliminarla in blocco, cancellare solo alcune storie e modificarla in tutto e per tutto.

 

Quindi adesso sai cosa sono le storie in evidenza, come si differenziano dalle stories tradizionali e come crearle.

Ora ti illustrerò 5 idee facilmente realizzabili per creare le tue prime storie in evidenza e sfruttare al massimo questa incredibile feature di Instagram!

5 IDEE PER LE TUE STORIE IN EVIDENZA

 

1. TUOI PRODOTTI MIGLIORI

Sfrutta la posizione strategica delle storie in evidenza sul tuo profilo per attirare l’attenzione sui tuoi prodotti di punta.

Grazie al formato a schermo intero puoi inserire immagini che illustrino tutti gli aspetti di un prodotto e descriverlo minuziosamente sia con testi che con video.

Puoi dare libero sfogo alla tua fantasia e decidere di cambiare regolarmente i prodotti a seconda della stagione o della promozione in corso, oppure creare più storie in evidenza dedicate a prodotti diversi.

 

2. I CONTATTI

La bio di Instagram è limitata, perciò è difficile inserire tutti i contatti importanti in quelle poche righe.

Con una storia in evidenza risolvi il problema! Con tutto questo spazio a disposizione puoi inserire tutti i contatti di cui il cliente può avere bisogno.

In più ricordati che puoi inserire dei link nelle stories, quindi potrai collegare direttamente le tue stories alla pagina di contatto dedicata del tuo sito web.

Idee per storie in evidenza

3. LE FAQ

Altre informazioni importantissime che purtroppo occupano più spazio di quanto la bio ne conceda: le FAQ, ovvero le “domande poste frequentemente”.

Il tuo profilo Instagram deve trasmettere sicurezza e professionalità se vuoi che un utente faccia un acquisto, perciò è fondamentale che tutti i dubbi che possa avere vengano fugati il prima possibile.

Nelle FAQ, appunto, puoi rispondere a tutte quelle domande che interessano gli utenti e che ti vengono fatte più spesso, come ad esempio i tempi e i costi di spedizione, gli orari ordinari e speciali di apertura e chiusura, domande sui prezzi e molto altro ancora.

Se non sai bene cosa inserire in questa storia in evidenza fermati un secondo e pensa: “quali domande mi vengono fatte più spesso?”.

4. IL DIETRO LE QUINTE

Gli utenti amano vedere i retroscena dei loro brand preferiti.

Sfrutta questo fattore a tuo vantaggio e usa le storie in evidenza per mostrare come viene creato il tuo prodotto migliore, cosa succede dietro le quinte del tuo ultimo evento oppure il processo creativo dietro al tuo prossimo prodotto.

Come ho già spiegato, oggi è importante che l’utente crei un legame emotivo con l’azienda che sta dietro ai suoi prodotti preferiti e usare le storie in evidenza per mostrare il lato umano è uno dei modi migliori per farlo.

 

5. LE TESTIMONIANZE

Un altro modo per guadagnare la fiducia dell’utente è inserire nelle storie in evidenza delle prove della tua bravura: delle recensioni!

Non esiste pubblicità migliore di un cliente soddisfatto che parla di te ad altre persone e mostrarlo così apertamente sul tuo profilo Instagram non farà altro che portarti valore aggiunto.

 

Ricordati che le storie in evidenza sono solo uno degli strumenti messi a disposizione da Instagram per promuovere la tua attività. Personalmente invito chiunque abbia un profilo business ad usarle seguendo le linee guida di questo articolo ma anche e soprattutto creando qualcosa di nuovo!

Non avere paura di sperimentare, gioca con gli adesivi e le altre features delle stories e trova la combinazione perfetta per te.

E-commerce VS Marketplace: cosa scegliere nel 2021 per il tuo business

E-commerce VS Marketplace: cosa scegliere nel 2021 per il tuo business

E-commerce VS Marketplace: cosa scegliere nel 2021 per il tuo business

Negli ultimi anni l’e-commerce ha continuato a far crescere il suo fatturato in tutto il mondo, complice la serietà e l’affidabilità dei colossi come Amazon e Ebay che hanno trainato il settore per molto tempo attirando sempre più acquirenti prima ancora della nascita degli e-commerce locali, di Facebook Market, Instagram Shop e altre realtà minori.

Perfino gli italiani, da sempre scettici nei confronti del mondo digitale, a causa della pandemia si sono ritrovati a fare molti più acquisti sul web, impossibilitati ad uscire di casa; non a caso il numero di piccoli e-commerce nati nel 2020 anche per supportare le attività locali è incredibilmente alto. Tuttavia di questo argomento e come questo sia un periodo d’oro per l’e-commerce ho già parlato in svariati articoli:

Questa volta voglio rispondere a una domanda che molti imprenditori e negozianti si sono posti quando hanno pensato ad aprire un e-commerce: è meglio l’e-commerce o il marketplace?

Ebbene sì, perché se un tempo volevi aprire un negozio online la tua unica scelta era quella di creare un e-commerce da zero (o di rivolgerti a qualcuno che lo facesse per te) con ovviamente tutti gli investimenti, il lavoro e le responsabilità del caso; oggi invece esistono tantissime alternative, e alcune sono molto valide!

Ma è davvero tutto oro quel che luccica? Andiamo a scoprirlo!

VENDERE SU UN E-COMMERCE O SU UN MARKETPLACE? QUALI SONO LE DIFFERENZE?

VENDERE SU UN E-COMMERCE PROPRIETARIO

Partiamo dalle basi: che cos’è un e-commerce proprietario?

Per e-commerce proprietario si intende l’e-commerce nel senso classico del termine, ossia un negozio online appartenente ad una sola azienda, negozio, persona che lo possiede al 100% senza subordinazione di terze parti.

Generalmente su questi siti è possibile acquistare una sola categoria di prodotti oppure prodotti simili tra di loro; il processo di vendita viene seguito da una sola persona dall’inizio alla fine, ovvero dal ricevimento dell’ordine fino al passaggio al corriere per la consegna.

Vediamo alcune caratteristiche uniche dell’e-commerce proprietario:

PERSONALIZZAZIONE

Un e-commerce è a tutti gli effetti un sito web di tua proprietà, perciò puoi dargli l’aspetto che desideri.

Un e-commerce proprietario può essere personalizzato al 100% in ogni dettaglio, dal colore dei dettagli ai menu, la struttura stessa del sito web e molto altro.

Questo ti permette di rendere il tuo negozio online unico e diverso da tutti gli altri presenti in rete e di dargli uno stile originale che rispecchi, ad esempio, quello del tuo negozio fisico. Se possiedi già un’attività nel mondo reale è importante che colori, forme e immagine del brand siano mantenuti nella controparte online per rispettare uno stile il più omogeneo possibile e renderti sempre riconoscibile in mezzo alla concorrenza.

Perchè aprire un e-commerce?

SICUREZZA

Poniamo il caso che tu abbia scelto di creare il tuo e-commerce su un marketplace, ad esempio Shopify, e che gli affari stiano procedendo a gonfie vele.

Un bel giorno però succede qualcosa e quel marketplace viene chiuso. Cosa credi che succederebbe al tuo bel negozio online?

Sparirebbe completamente!

Tutto il tuo lavoro, il tuo catalogo prodotti, tutti gli ordini da completare e tutta la tua identità virtuale verrebbero cancellati in un attimo e tu subiresti perdite incredibili sia dal punto di vista economico che in termini di immagine agli occhi dei tuoi clienti.

Una cosa del genere non succederebbe MAI se creassi un e-commerce proprietario perché avresti il controllo totale di tutta la piattaforma. Possedendo dominio e hosting del tuo sito web non correrai mai il rischio di perdere tutto quanto, a meno che non sia tu a deciderlo.

 

INDIPENDENZA

Sembra banale, ma un e-commerce proprietario ti garantisce libertà totale su ogni aspetto della tua attività.

Partendo dagli aspetti più concreti di un negozio online, questa soluzione ti garantisce un guadagno pulito che entra esclusivamente nelle tue tasche a differenza di quello che accade nei marketplace come Amazon e Ebay dove devi pagare una commissione per poter vendere al loro interno.

Inoltre uno shop online di tua proprietà ti permette di gestire autonomamente tutti i dettagli importanti come appunto il prezzo dei vari prodotti, i metodi di pagamento, politiche di reso, consegne, ecc… E tutto all’interno del tuo organico! Perciò puoi dedicare del personale esclusivamente a quello aumentando la tua libertà di gestione, che è invece piuttosto ridotta all’interno dei marketplace.

Come vendere i miei prodotti su internet?

VISIBILITÀ & CONCORRENZA

Su un marketplace come Amazon hai una visibilità molto alta perché stiamo parlando di un colosso del settore che vanta anni di esperienza e customer fidelty, perciò è naturale pensare subito a lui quando vogliamo comprare qualcosa online.

Il rovescio della medaglia è che, proprio per la sua fama, esistono già centinaia di migliaia di negozi online che vendono al suo interno saturando completamente l’offerta. In parole povere: concorrenza spietata.

Al contrario il tuo e-commerce proprietario non ti garantisce una visibilità così grande ma annulla quasi completamente il rischio di dover competere con altri negozi del tuo settore. Sul tuo sito web ci siete solo tu e il cliente che ti sceglie, perciò non devi preoccuparti degli altri.

Considera anche questo: il tuo e-commerce può essere pubblicizzato in molti modi differenti a seconda della tua strategia di marketing, perciò può emergere facilmente e farsi notare precisamente da chi è interessato ai tuoi prodotti.

L’unico modo che hai per farti pubblicità all’interno di un marketplace è pagando per essere inserito nelle prime posizioni dei risultati di ricerca, senza possibilità di apparire sui social network oppure nei Google Ads. Tutta la visibilità rimane interna alla piattaforma a cui ti appoggi.

MARKETING

Dato che ne ho appena accennato approfondisco questo punto.

La possibilità di raggiungere persone interessate ai tuoi prodotti o alla categoria di prodotti che vendi secondo me è imbattibile. A seconda dei tuoi obbiettivi puoi strutturare una strategia di marketing digitale che vada a colpire questi potenziali clienti sulle piattaforme dove passano più tempo, il che significa mostrare i tuoi annunci pubblicitari sui social, su Youtube, nei risultati di ricerca su Google e altre mille soluzioni.

Come se non bastasse, un sito web proprietario ti permette di integrare strumenti di analisi molto potenti che i marketplace ripropongono spesso in forma limitata, così da poter valutare ogni mossa e modificare la tua strategia di marketing in ogni momento per trarne più vantaggi possibile.

 

PROFESSIONALITÀ E TRASPARENZA

Nel commercio online, dove la concorrenza è alta e la scelta vastissima, vendere un prodotto o un servizio si riduce al processo decisionale del cliente: come ha conosciuto il tuo negozio, dove l’ha trovato, che valori trasmetti.

Per questo è importante catturare la fiducia dei clienti già nelle fasi iniziali del rapporto. Se questo obbiettivo già di per se non è semplice, su un marketplace diventa ancora più difficile.

Su un e-commerce proprietario un visitatore può trovare tutto ciò di cui ha bisogno per scegliere di acquistare o meno un prodotto: un sito web accattivante, le informazioni dell’azienda che vende, i contatti, ecc… Tutti fattori che fanno sentire l’utente sicuro nel suo acquisto.

Su un marketplace questa sensazione di sicurezza non è immediata e spesso servono diversi acquisti prima che qualcuno si fidi ciecamente del venditore e diventi un cliente regolare.

 

Queste sono alcune delle caratteristiche principali di un e-commerce quando si deve decidere se vendere su un e-commerce proprietario oppure su un marketplace.

Ovviamente anche l’e-commerce presenta alcuni svantaggi che non tutti gli imprenditori scelgono di affrontare, primo fra tutti il prezzo: costruire un e-commerce da zero richiede molte ore di lavoro che vanno ovviamente retribuite ad un professionista, così come le attività di manutenzione e di marketing che sono sostanzialmente obbligatorie una volta messo online il sito.

Tutto questo richiede un investimento iniziale decisamente maggiore rispetto a quello per vendere su un marketplace, con la differenza che per un e-commerce si spende una volta sola per ottenere il prodotto finito, mentre per mantenere uno shop su un marketplace bisogna pagare abbonamenti mensili che sul lungo termine superano il prezzo di un sito web di proprietà.

 

Adesso andiamo a vedere le caratteristiche di cui tenere conto quando si decide di vendere su un marketplace.

VENDERE SU UN MARKETPLACE

Anche in questo caso partiamo dalla definizione: che cos’è un marketplace?

Un marketplace può essere paragonato ad un centro commerciale: i negozi al suo interno godono della sua fama o della sua posizione strategica e pagano un affitto mensile per poter restare aperti in quello spazio e vendere i prodotti ai clienti che visitano il centro.

In senso digitale la situazione è la stessa: piccoli venditori si appoggiano a colossi come Ebay o Amazon e creano shop online al loro interno pagando una quota mensile oppure una percentuale su ogni vendita.

Vediamo alcune caratteristiche dei marketplace:

come vendere su ebay, come vendere su amazon

FACILITÀ DI CREAZIONE

Come ho detto prima, per creare un e-commerce completo servono un professionista, molte ore di lavoro e la padronanza di alcuni strumenti. Serve creare il sito da zero, dopodiché integrare la parte di e-commerce, inserire tutti i prodotti, personalizzare tutto quello che si vede; per non parlare della creazione di tutti i modelli di mail “di comodo” (notifiche di spedizione, email di registrazione, ecc…).

Appoggiarsi ad un marketplace annulla il 90% di questo lavoro.

Basta registrarsi, inserire le informazioni del negozio e i prodotti e sei pronto per iniziare a vendere.

VISIBILITÀ

Appoggiarsi a colossi affermati come Amazon e Ebay ti crea una strada in discesa. Oppure no?

La visibilità che i marketplace ti offrono e senza paragoni in quanto i primi risultati di ricerca su Google appartengono quasi sempre a loro, qualsiasi prodotto tu stia cercando.

In questo modo non devi preoccuparti di creare una strategia di marketing, non devi creare del contenuto, non devi neppure pubblicizzare i tuoi prodotti sui social network, perché il traffico in entrata su questi marketplace è così grande da non richiederti promozione.

Il rovescio della medaglia è, come ho già detto, la concorrenza.

Confrontandoti con migliaia di venditori nella tua stessa categoria è logico pensare che vinca chi offre i prezzi più bassi, così da attirare più clienti possibili. Capisci che facendo così il tuo shop finisce presto nell’anonimato in quanto non offre nulla di diverso o di maggior valore rispetto agli altri.

A meno che tu non goda già di una solida brand awareness sarà difficile distinguerti nella massa di offerte.

 

INVESTIMENTO MINORE

Come ormai avrai capito, l’investimento iniziale per un negozio su un marketplace e notevolmente minore rispetto a quello per un e-commerce di proprietà.

Molti marketplace offrono la registrazione gratuita e richiedono poi un abbonamento mensile o annuale per poter mantenere online e funzionante il tuo shop. Alcuni hanno dei veri e propri pacchetti tra cui scegliere, ognuno dei quali include funzionalità maggiori dell’altro a seconda del prezzo.

La differenza salta subito all’occhio: investire in un marketplace richiede una spesa minore ma continuativa mentre scegliendo un e-commerce proprietario si spende di più ma una volta sola.

CHI DOVREBBE SCEGLIERE UN E-COMMERCE E CHI UN MARKETPLACE?

Personalmente consiglio di aprire un e-commerce proprietario solo quando sia realmente necessario oppure nel caso in cui il cliente voglia avviare un progetto serio e a lungo termine.

Come hai visto, un e-commerce ti offre vantaggi più interessanti rispetto ad un marketplace, come il 100% del guadagno da una vendita e meno competizione, tuttavia riconosco che l’investimento iniziale non sia nelle corde di tutti.

Inoltre considera che senza una strategia di marketing ben definita è quasi impossibile fare emergere un e-commerce in mezzo alla concorrenza.

In alternativa aprire un negozio online su un marketplace è più consigliato per chi ha un budget ridotto e vuole correre meno rischi, oppure per chi non vuole o non può creare del contenuto per un eventuale sito web.

Tendenzialmente questa soluzione ti permette comunque di ottenere dei guadagni nel lungo termine, anche se ridotti rispetto a un e-commerce e sempre senza alcuna garanzia di successo reale.

Quanto costa un e-commerce?

La soluzione, come spesso accade, si trova nel mezzo: perché una scelta deve escludere l’altra?

Considera che una volta aperto il tuo negozio online, qualunque opzione sceglierai, la tua vetrina non affaccerà più solo sul quartiere, ma su tutto il mondo! Presa coscienza di questo, sarebbe da sciocchi focalizzarsi solo su una piattaforma piuttosto che un’altra.

Nel 2021 Amazon sta raggiungendo l’impressionante quota del 50% di tutto il mercato del commercio online USA (qui la fonte) perciò capirai quanto sia inutile accanirsi contro un gigante di queste dimensioni.

La soluzione finale è l’integrazione dell’e-commerce con il marketplace.

Sono moltissimi i casi di venditori che possiedono un e-commerce di proprietà e uno shop su un marketplace, sia tra i piccoli commercianti che tra i grandi brand come Appple e Samsung.

Immagina di poter godere dei vantaggi di entrambe le piattaforme dimezzando i rischi: perché non farlo?

Copywriter: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

Copywriter: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

Copywriter: chi è? Cosa fa? Quanto guadagna?

Il contenuto è la risposta a tutte le domande.

Vuoi attirare visitatori sul tuo sito? Scrivi articoli di valore.

Vuoi aumentare gli iscritti alla newsletter? Fornisci contenuti esclusivi per chi si iscrive.

Vuoi migliorare la tua presenza online? Crea post originali per i tuoi canali social.

La lista è pressoché infinita, potrei continuare per ore.

 

Il contenuto è inteso come qualsiasi cosa consumi quotidianamente su Internet: video, articoli di blog, la tua newsletter preferita, tutti i post sui social che vedi, le immagini che scorri, tutto quanto.

Il contenuto è letteralmente tutto quello che vedi online, la ragione d’essere del Web e la colonna portante dell’inbound marketing.

In questo articolo voglio concentrarmi sul contenuto scritto, così da poter approfondire la figura che se ne occupa: il copywriter.

Che cosa fa un copywriter?

Il copywriter scrive per il web. Una definizione così semplice lascia spazio a un sacco di incomprensioni e parecchia confusione (soprattutto quando devi spiegarlo a qualcuno che non sa di cosa parli).

Il copywriter scrive, quindi crea, tutto il contenuto che includa la parola scritta. Questo vuol dire che un copywriter scrive:

  • Articoli di blog
  • Testi vari per siti web
  • Newsletter
  • Post per social network
  • Slogan e manifesti
  • Volantini, flyer, brochure e depliant
  • Intestazioni di ogni genere
  • Infografiche
  • Cataloghi ed ebook

Tuttavia il lavoro del copywriter non si limita alla scrittura.

Poiché si tratta di un lavoro che tocca progetti di ogni tipo, business diversi tra loro e argomenti sempre nuovi, il copywriter impiega buona parte del suo tempo a documentarsi e a studiare ciò di cui dovrà scrivere per farlo al meglio. Questo comprende quindi la ricerca sul web ed eventuali interviste ad esperti del settore.

Ovviamente una volta concluso il lavoro dovrà anche correggere, formattare ed editare il tutto perché si adatti alle regole della scrittura sul web, sia SEO friendly e che ovviamente contenga errori grammaticali.

COPYWRITER O CONTENT WRITER: QUAL È LA DIFFERENZA?

Dato che ho accennato alla SEO devo fare una piccola distinzione.

In realtà esistono due tipi di copywriter: quelli che si occupano di copywriting e quelli che si occupano di content writing.

Le due figure sono praticamente indistinguibili poiché scrivono entrambi le stesse cose e lavorano seguendo la stessa procedura di informazione, scrittura ed editing. L’unica differenza è che il copywriter scrive per vendere, mentre il content writer scrive per informare.

Uno scrittore di contenuti generalmente non possiede competenze di marketing in quanto si concentra solamente sulla qualità di ciò che scrive. I suoi articoli non sono prettamente pensati per la SEO ma guardano più al lato umano, fornendo un’esperienza di qualità che spinga gli utenti a continuare a leggere e li spinga a ritornare sul sito a leggere altri articoli di interesse in futuro.

Questo ovviamente si applica a qualsiasi tipo di contenuto scritto: i post creati con questa linea di pensiero sono fatti per essere godibili al 100% senza nessun riferimento a vendite o iscrizioni varie.

Un copywriter invece, crea i suoi contenuti puntando a una conversione. I suoi post per i social network sono più promozionali che informativi, così come gli articoli che scrive tendono ad essere più rilevanti per i motori di ricerca che per i lettori stessi.

Il suo tono di voce cambia e si adatta al tipo di contenuto che scrive, al pubblico a cui è rivolto, all’obbiettivo finale di conversione e ovviamente alla piattaforma su cui viene pubblicato.

Come avrai capito queste due figure hanno skills e conoscenze molto simili, infatti ormai rappresentano due ruoli separati solamente nelle grandi web agency strutturate con decine di impiegati, all’interno delle quali ognuno occupa un posto ben definito e svolge solamente il suo lavoro o come content writer o come copywriter.

Fuori da questo contesto molto specifico, i due ruoli si fondono ed è una sola persona ad occuparsi di entrambi gli aspetti sotto il nome generico, appunto, di copywriter. È il caso di freelance, articolisti e giornalisti che preferiscono curare a 360° il proprio contenuto e adattarsi alle richieste dei clienti, che voglia fare attività di promozione o semplicemente di informazione.

 

Fatta questa distinzione, quali sono le qualità e le abilità che un copywriter deve assolutamente avere, indipendentemente dalla sua specializzazione?

QUALI SKILLS DEVE AVERE UN COPYWRITER?

quanto costa un copywriter?

Conoscenze di content creation

Questa è la base assolutamente imprescindibile da cui deve partire ogni copywriter. Poiché il suo lavoro è effettivamente quello di creare del contenuto (che sia promozionale o informativo) deve conoscere i vari tipi di contenuti fruibili sul web e le relative piattaforme.

  • Deve quindi sapere come scrivere un articolo dall’inizio alla fine, compreso di formattazione, ricerca immagini, parole chiave e SEO.
  • Conoscere le caratteristiche dei social network principali, il tono di voce adatto ad ognuno di essi, il formato migliore per i post e cercare gli hashtag più azzeccati.
  • Scrivere mail che non vengano cestinate a priori ma anzi vengano aperte e lette il più possibile, con un occhio di riguardo al lettore a cui si rivolgono.

Buone capacità di scrittura e creatività

Sicuramente il requisito più scontato. D’altronde se si tratta di scrivere, è fondamentale che un copywriter sappia farlo bene.

Questo include ovviamente evitare errori grammaticali e avere una conoscenza approfondita della lingua utilizzata, così come mantenere uno stile omogeneo per tutta la lunghezza del testo.

Altro requisito fondamentale è la capacità di adattamento: ogni progetto è diverso dall’altro e ogni piattaforma richiede un tono di voce specifico che il copywriter deve conoscere e padroneggiare per comunicare nel modo più efficace.

 

SEO

La SEO (search engine optimization) è l’ottimizzazione di un contenuto o un sito web per i motori di ricerca. Un buon lavoro di SEO porta una pagina nelle prime posizioni dei risultati di ricerca di Google, garantendo un flusso di traffico molto maggiore rispetto ad altri.

Il primo passo per raggiungere questo risultato è quello di migliorare il contenuto e ottimizzarlo con una serie di accorgimenti che il copywriter deve assolutamente conoscere.

Questo lavoro si applica a testi, immagini, call to action, menu, praticamente qualsiasi elemento di un sito che abbia del testo.

 

Comunicazione & Conversione

Un altro requisito scontato, ma comunque importantissimo.

Dato che in parte il copywriter si occupa di marketing, è di fondamentale importanza che sappia come orientare i suoi contenuti verso qualcosa di più tangibile della sola informazione.

Deve essere in grado di creare messaggi persuasivi che colpiscano gli utenti e li convincano a concludere un acquisto, iscriversi a una newsletter, inserire i propri contatti in un form; in altre parole, deve essere in grado di convertire.

 

Quindi come vedi le qualità di un copywriter sono tante e molto specifiche, perciò anche se il suo sembra essere un lavoro piuttosto semplice, posso assicurarti che non lo è per niente!

Quindi a questo punto la domanda è:

HA SENSO INVESTIRE IN UN COPYWRITER?

Risposta: sì, assolutamente.

Essendo un servizio importante, molto specifico e di natura mutevole, non puoi affidare le tue necessità di copywriting a chiunque.

Come spesso accade nel marketing digitale, gli imprenditori preferiscono evitare di investire in professionisti riconosciuti e ripiegano invece su figure secondarie non idonee al lavoro (il famoso “cugino che me lo fa gratis”) subendo danni economici considerevoli.

Purtroppo molti pensano di poter sostituire un copywriter, semplicemente perché “si tratta di scrivere”, noncuranti del fatto che se esiste una figura che si occupa di queste cose, probabilmente è perché per farlo c’è bisogno di determinate conoscenze ed esperienza.

Quindi ovviamente la prossima domanda che potresti fare è:

CHE BENEFICI PORTA UN COPYWRITER?

Perchè è importante affidarsi a un copywriter?

Pensa al copywriter come ad un coltellino svizzero: un solo oggetto, un sacco di strumenti, utile per fare mille cose. Un copywriter è molto simile.

Un copywriter porta numerosi benefici alla tua azienda utilizzando semplicemente un solo strumento: la parola scritta. Certo, utilizzerà molti media diversi per trasmetterla ma il core della sua figura è la scrittura.

Vediamo insieme i vantaggi che un copywriter può portare alla tua attività:

 

Apre un funnel

Detto semplicemente, un funnel è il processo attraverso il quale passa un utente dalla sua acquisizione alla conversione in cliente. È lo scheletro di quello che viene definito inbound marketing.

La prima fase di questo percorso prevede che un utente, digitando qualcosa su Google oppure scrollando sui social, sia attirato da ciò che vede. Il copywriter è esattamente la figura che si occupa di questo, creando contenuto confezionato ad hoc per far sì che più persone possibili entrino nel funnel.

 

Dà professionalità al tuo business

Tutti sanno scrivere, ma quanti sono in grado di farlo correttamente senza errori grammaticali, con il giusto tono di voce e soprattutto in modo efficace? Pochi, in effetti.

Un’azienda con testi e contenuti poco curati risulta meno attraente e meno affidabile di altre, poiché trasmette l’idea di un progetto poco serio, poco curato, a volte anche truffaldino.

 

Rende unico il tuo brand

Ho già parlato di quanto la brand awareness sia importante per qualsiasi tipo di business e ho accennato al fatto che i contenuti siano una parte fondamentale del suo processo di crescita.

Un copywriter professionista è in grado di creare una serie di contenuti che seguano uno stile omogeneo su qualsiasi piattaforma vengano pubblicati, siano questi in formato digitale, quindi articoli, newsletter, post, sia in formato cartaceo sotto forma di depliant, volantini, brochure, menu, cataloghi e molto altro.

Inoltre, come parte della strategia di brand awareness, spesso i copywriter creano slogan e USP uniche che rimangono nella mente degli utenti e stimolano un ricordo maggiore nei tuoi confronti.

 

Fornisce contenuti illimitati

Quante volte hai pensato di promuovere la tua attività sui social network per poi non farlo mai, non sapendo cosa postare? Il copywriter viene in aiuto anche su questo!

Con un copywriter professionista al tuo fianco non avrai mai bisogno di pensare a cosa postare, cosa scrivere, come impostare la tua newsletter, perché sarà lui a pensare a tutto questo.

Ovviamente questo vale anche per i mezzi cartacei, come accennato prima.

 

Quindi, una volta capita l’importanza di un copywriter per la tua attività e che benefici può portare, la prossima domanda è: quanto costa un copywriter?

QUANTO COSTA UN COPYWRITER?

Quanto costa un copywriter?

L’ultimo ragionevole dubbio che potresti avere ora riguarda il prezzo.

Purtroppo, come per molti mestieri legati al marketing digitale, anche per questo i prezzari non sono univoci; dato che il copywriter si trova lavorare a stretto contatto con business spesso diversi tra loro e deve creare contenuto sempre nuovo e su misura non esiste un tariffario generale, quanto più delle linee guida che possono aiutare sia lui che il cliente a capire quanto costerà il lavoro richiesto.

Molto dipende dal tipo di contenuto: nel caso di un articolo il copywriter può stabilire un prezzo per un numero massimo di parole, che ovviamente può variare a seconda di quanto il copywriter sia istruito sull’argomento in questione (la ricerca delle informazioni si paga sempre) e anche dal livello tecnico richiesto.

Per una serie di articoli, copywriter e cliente possono stabilire un prezzo a tavolino per instaurare una collaborazione duratura nel tempo.

Nel caso dei social network il prezzo può variare in base al numero di post che il copywriter deve creare, senza contare l’eventuale servizio di social media management aggiuntivo (assolutamente facoltativo).

Alcuni utilizzano un sistema di prezzo per parola singola che può costare da pochi centesimi in su a seconda del livello tecnico del testo richiesto. Questa è spesso la scelta migliore per lavori molto lunghi come nel caso di manuali, cataloghi, libri e così via.

 

Come sempre purtroppo non esiste una risposta definitiva riguardo il prezzo giusto.

Il mio consiglio finale è quello di rivolgersi sempre a professionisti del settore, che siano agenzie o freelance, e di non ripiegare mai su soluzioni arrangiate.

Quello del copywriter è un mestiere riconosciuto e per farlo correttamente c’è bisogno di specialisti come in qualsiasi altro settore, indipendentemente dal fatto che “basta scrivere”.

Che cos’è la brand awareness? Quanto è importante? Come aumentarla?

Che cos’è la brand awareness? Quanto è importante? Come aumentarla?

Che cos'è la brand awareness? Quanto è importante? Come aumentarla?

Tra i tanti concetti che caratterizzano il marketing (digitale e non) ce n’è uno che sicuramente si distingue dagli altri per la sua difficoltà di comprensione e analisi: la brand awareness.

In realtà rispondere alla domanda “che cos’è la brand awareness?” è più semplice di quanto sembri. Cominciamo a tradurlo e ad analizzare il significato delle singole parole. In italiano “brand” significa marca/marchio e “awareness” è consapevolezza, quindi la brand awareness si può tradurre come consapevolezza del marchio.

In effetti la traduzione ufficiale è “Notorietà del marchio” ma a questo punto avrai già intuito da solo il suo significato.

 

La brand awareness rappresenta la capacità di un pubblico di riconoscere una determinata marca in mezzo alla concorrenza e di ricordarsene nel tempo.

 

Più un pubblico si ricorda di un brand, maggiore è la consapevolezza che ha del brand stesso, dei suoi valori e dei suoi prodotti.

Cosa vuol dire tutto questo? Come succede spesso nel marketing, anche in questo caso si parla di più clienti, più entrate, più stacco dalla concorrenza.

PERCHÉ È IMPORTANTE LA BRAND AWARENESS?

 

L’obbiettivo finale della campagne di brand awareness è uno solo, ovvero renderti distinguibile dalla concorrenza e farti entrare nei cuori e nelle menti dei tuoi clienti.

A livello psicologico questo è fondamentale: oggi i consumatori scelgono dove fare i propri acquisti in base alle sensazioni e ai valori che un brand trasmette, perciò se riesci a diventare un riferimento per i tuoi clienti, questi sceglieranno sempre te piuttosto che la tua concorrenza.

Questo porta notevoli vantaggi:

  • La possibilità di vendere i tuoi prodotti ad un prezzo più alto per via del valore percepito
  • Avere un impatto sociale maggiore
  • Espandere il tuo business con linee di prodotti e servizi trasversali e non immediatamente collegate al tuo core business
Come migliorare la brand awareness?

Come iniziare questo processo di crescita all’interno dell’immaginario dei clienti?

Ci viene in aiuto la piramide di David Allen Aaker.

Questo schema è una rappresentazione di quanto e come il tuo brand si imponga nelle scelte dei consumatori nel momento in cui questi prendono una decisione d’acquisto, e grazie ad esso puoi avere una chiara idea di quale sia la tua situazione attuale.

Quanto è importante la brand awareness?

Partendo dal basso abbiamo:

Unaware brand:

Questo è il livello di conoscenza più basso e quello da cui partono tutti. Nessuno conosce il tuo brand, la tua azienda, il tuo negozio. Sei un perfetto sconosciuto che si è ancora distinto in mezzo alla massa e per questo passi totalmente inosservato.

 

Brand recognition:

A questo punto le persone iniziano a ricordarsi del tuo brand ma non è ancora qualcosa che avviene naturalmente, c’è sempre bisogno di uno stimolo esterno come ad esempio un jingle pubblicitario oppure uno slogan.

 

Brand recall:

Qui le cose iniziano a farsi interessanti perché a questo livello i consumatori si ricordano del tuo brand quando parlano di un determinato prodotto ed è proprio in questa fase che arrivano i primi acquisti importanti, quelli che legano fortemente un cliente a te.

 

Top of mind:

La cima della piramide, l’ultimo e più difficile livello da raggiungere. A questo punto il tuo brand è nella mente di tutti quando si parla di un prodotto specifico come di uno generico. Vuoi un esempio? Se parli di bevande gassate pensi inevitabilmente alla Coca Cola, sia che tu la beva o no.

Anche tra i grandi marchi sono in pochi ad aver raggiunto un livello tale di reputazione e consapevolezza tra i propri clienti.

COME AUMENTARE E MIGLIORARE LA BRAND AWARENESS?

 

A questo punto la domanda è come migliorare la brand awareness per migliorare la reputazione tra i clienti?

Il problema con questo proposito è che misurare la brand awareness è incredibilmente difficile perché, di per sé, non dispone di metriche proprie.

Mi spiego: se vuoi fare in modo che i tuoi clienti siano più coinvolti potresti contare quante volte commentano sotto i tuoi post sui social e valutare di crearne di più interessanti che li spingano quindi a commentare di più così da poter instaurare un dialogo con loro.

Se desideri che tutti i tuoi clienti acquistino più frequentemente i tuoi prodotti in offerta potresti inviare loro una newsletter ogni settimana con una sezione dedicata agli sconti del tuo negozio; a quel punto avresti a disposizione tutta una serie di metriche perfette per il tuo obbiettivo: quante persone hanno cliccato sull’offerta, quante hanno letto la mail, quante l’hanno cestinata senza aprirla e così via…

Ogni obbiettivo di marketing ha un dato, un numero, un risultato che indica se la tua campagna ha avuto successo oppure si è rivelata un buco nell’acqua.

Per la brand awareness non c’è niente del genere.

Poiché il successo della tua strategia per aumentare la brand awareness si basa su qualcosa di intangibile come la memoria, l’immaginazione dei clienti e la loro capacità decisionale, non esiste un valore per misurare effettivamente il tuo operato.

Quello che puoi fare è prendere degli accorgimenti a 360° per migliorare la tua immagine e il tuo servizio, imponendoti così nella tua nicchia di mercato e guadagnare una reputazione migliore:

AUMENTARE LA BRAND AWARENESS CON LO STORYTELLING

Come sfruttare la brand awareness per aumentare i profitti

Letteralmente storytelling in italiano significa “raccontare una storia” e in effetti questa pratica richiede proprio questo.

Puoi raccontare la storia della tua azienda, del titolare, di come un piccolo business ce l’abbia fatta in mezzo alla concorrenza, oppure di quanto tempo ci abbia impiegato a raggiungere questo livello…

Oppure puoi raccontare dei tuoi clienti, di come il tuo prodotto ha migliorato la vita di qualcuno, di come loro lo utilizzano, in quali situazioni, ecc…

L’importante è che la storia sia vera.

Nessuno vuole sentire il racconto di un uomo che non ha mai avuto problemi e nel giro di poco si è costruito un impero. Tutti però vogliono conoscere i retroscena, i successi e i fallimenti, le gioie e i dolori, tutta la storia per intero.

Creare una narrazione intorno al tuo brand lo rende più umano e le persone gli si legano più facilmente e lo scelgono più spesso quando devono fare un acquisto. Inoltre se mantieni sempre lo stesso stile narrativo le persone lo collegheranno automaticamente a te e questo innescherà un ricordo che ti farà salire di posizione nella piramide di David Allen Aaker di cui ho parlato prima.

AUMENTARE LA BRAND AWARENESS CON I SOCIAL NETWORK

I tuoi profili social dovrebbero riflettere quelli che sono i valori del brand in modo coerente, utilizzando sempre lo stesso tono di voce e cercando di mantenere uno stile più omogeneo possibile.

Uno dei segreti per migliorare la consapevolezza del tuo marchio è quella di considerare i tuoi social come se fossero quelli di una persona che cerca di socializzare con altri utenti. Oltre a quanto appena detto dovresti postare anche contenuti leggermente fuori tema, oppure iniziare discussioni su temi importanti con i tuoi followers.

L’importante è di non puntare sempre e solo alla vendita, altrimenti rischi di passare come un’azienda a cui interessano solo i soldi dei tuoi clienti.

 

COME MIGLIORARE LA BRAND AWARENESS CON UNA NEWSLETTER

La newsletter è uno degli strumenti più potenti per comunicare in modo diretto ed efficace con i tuoi clienti, ma come sfruttarla per aumentare la tua reputazione tra i clienti?

Poiché i tuoi lettori hanno una certa immagine del tuo brand è importante cercare di mantenere uno stile omogeneo per tutte le mail, quindi avere il logo sempre nella stessa posizione, i colori che rispecchino quelli del marchio aziendale, offrire contenuti in linea con quelli che sono i tuoi valori.

Un altro punto che deve rispecchiare il tuo brand è il tono di voce: abbiamo già detto che i tuoi lettori dovrebbero vederti più come un amico che come un venditore, perciò è importante mantenere un tono leggero ma allo stesso tempo professionale.

Per quanto riguarda i contenuti, molte aziende segmentano i propri lettori in piccoli gruppi e inviano loro newsletter dedicate agli argomenti che preferiscono, oppure creano offerte su misura che sopperiscano ai bisogni di certe fette del loro pubblico.

 

COME MIGLIORARE LA BRAND AWARENESS CON COLORI, LOGO E PACKAGING

Sembrerà banale, ma non lo è affatto! L’effetto che certi colori e forme hanno sui tuoi clienti è qualcosa di cui devi tenere conto in ogni momento.

Le persone si ricorderanno di te in buona misura anche per questo.

Il tuo logo dovrebbe essere facilmente riconoscibile con una semplice occhiata, libero da font arzigogolati e linee complesse, e ovviamente dovrebbe comunicare in modo efficace di cosa si occupa la tua azienda.

Se hai un negozio o un’azienda che deve impacchettare i propri prodotti, dovresti investire anche nel packaging. Una confezione originale con tanto di nastro adesivo con il tuo logo può fare la differenza, perché il tuo pacco sarà sempre riconoscibile in mezzo a tutti gli altri che le persone ricevono quotidianamente.

Questo si può applicare a qualsiasi cosa: imballaggio per spedizioni, buste per lo shopping, etichette, adesivi, sacchetti per l’asporto e molto altro. Pensa per un attimo a Starbucks: i suoi bicchieri per il caffè sono riconoscibili al volo e il loro logo compare su ogni oggetto che esce dal negozio, persino sui sacchetti di carta in cui mettono le ciambelle!

GLI ERRORI PIÙ COMUNI QUANDO SI PARLA DI BRAND AWARENESS

 

Molto spesso quando accenno alla brand awareness con un nuovo cliente, questi non sa di cosa si stia parlando. Quando poi spiego che cosa intendo e chiedo come i suoi clienti percepiscano la sua azienda, il risultato rimane lo stesso.

Questo perché, fondamentalmente, pochissime aziende se ne preoccupano perché pensano unicamente a vendere i loro prodotti senza focalizzarsi su ciò che è davvero importante: le persone.

Quando parliamo degli obbiettivi da raggiungere sento sempre “più vendite”, “più iscritti” e così via, quasi nessuno si sofferma sul dare piuttosto che ricevere.

Proprio questa è la chiave di una buona considerazione da parte delle persone: oggi gli utenti vogliono ottenere qualcosa prima di compiere un acquisto. Questo “omaggio” non deve necessariamente essere un oggetto fisico o di estremo valore, quanto piuttosto qualcosa che trasmetta fiducia nei tuoi confronti.

Potrebbe essere un ebook scaricabile contenente un’anteprima di un libro, oppure dei contenuti di valore specificamente selezionati da ricevere in una newsletter settimanale; anche le prove gratuite sono molto efficaci, perché mettono l’azienda in una posizione di disponibilità assoluta nei confronti del cliente e trasmettono un’incrollabile fiducia nei propri prodotti e nei propri mezzi.

Con l’avvento delle riunioni online a casa della pandemia, poi, sono aumentati anche i corsi di formazione a distanza, che possono essere offerti gratuitamente per un tempo limitato oppure in forma ridotta prima di essere acquistati.

Purtroppo sono ancora pochi gli imprenditori che si sono spostati su questa tipologia di promozione, intimoriti dall’eventualità di impegnarsi troppo sia a livello di tempo che di risorse e non vedere ripagato l’investimento.

Perchè è importante la brand awareness?

Come tutti gli obbiettivi di marketing, anche migliorare la brand awareness non è qualcosa che si ottiene dall’oggi al domani ma richiede impegno costante che porterà notevoli benefici sul lungo termine.

Posizionarsi primi nei motori di ricerca è importantissimo, ma anche essere i primi nella mente delle persone è fondamentale! Se anche tu vuoi migliorare l’idea che gli utenti hanno di te e aumentare le vendite contattami e studieremo insieme la migliore strategia di marketing digitale possibile!

Quanto costa un sito web?

Quanto costa un sito web?

Quanto costa un sito web?

È la domanda che in molti si chiedono almeno una volta. Imprenditori che vogliono portare il proprio business a un altro livello, commercianti che desiderano aprire un e-commerce da affiancare ad un negozio reale e, perché no, anche semplici curiosi.

Quanto costa un sito web? Qui le risposte non si possono contare e spaziano dal ridicolo “ma va, è gratis! Non ci vuole niente per farlo.”; al preoccupante “con 350€ hai sito, contenuti, SEO, social, marketing e tra una settimana sei primo su Google”; fino al mostruoso, ma più giustificabile “20.000€ tutto incluso”.

Perché c’è così tanta differenza tra un caso e l’altro e perché è così difficile stabilire un prezzo oggettivo che metta d’accordo tutti, professionisti e clienti?

Perché spesso c’è ignoranza al riguardo e accontentare tutti risulta difficile.

Il cliente, giustamente, non ha le conoscenze per stimare un prezzo e quindi quando si rivolge ad un professionista si aspetta di spendere il meno possibile; non ha idea del lavoro dietro a un sito web.

Il web designer, invece, conosce bene il suo lavoro e sa che per realizzare un sito web perfetto deve conoscere gli obbiettivi del suo cliente. Intorno ad essi ruoteranno sia il preventivo che la trattativa, che la creazione del sito stesso.

Il cliente espone le sue necessità e sta al professionista interpretarle e comprenderle per consegnargli qualcosa di più vicino possibile alla sua idea iniziale e giustificare il prezzo con spiegazioni dettagliate che chiariscano al cliente che non sta sprecando i suoi soldi e il suo tempo.

In base agli obbiettivi del cliente il web designer valuterà quale tipologia di sito web sarà la più in linea e cercherà di rispettare tutte le esigenze e il budget stanziato.

QUAL È IL TIPO DI SITO WEB PIÙ GIUSTO?

 

SITO WEB STATICO

Spesso definiti anche siti vetrina, sono la tipologia più semplice e facile da realizzare. Di solito sono composti da poche pagine e servono unicamente a illustrare cosa fa un’azienda, il catalogo prodotti e dare ai visitatori la possibilità di contatto tramite telefono e email.

In genere questi siti nascono e muoiono così, con possibilità di aggiornamento limitate, una gestione del “dietro le quinte” impossibile per il cliente e integrazioni limitate in generale. Hanno il vantaggio di essere rapidi da fare e più economici rispetto ad altre tipologie, per questo vengono spesso scelti come primo sito da chi si affaccia sul web per la prima volta.

quanto costa farsi fare un sito?

SITO WEB DINAMICO

Un sito dinamico si differenzia da uno statico perché permette agli utenti di interagire con esso. Questo può accadere tramite moduli di contatto, moduli per l’iscrizione alla newsletter, chat, commenti e altro ancora.

In genere è necessario un sito web dinamico quando si prevedono aggiornamenti frequenti, come nel caso di blog aziendali, modifiche al contenuto e in generale quando si vuole offrire agli utenti un’esperienza diversa da quella che offrirebbe un sito web statico e, perciò, risulta più caro.

 

SITO WEB E-COMMERCE

Un vero e proprio negozio online indipendente o come controparte sul web di un negozio esistente nel mondo reale. Ovviamente è diverso dalle altre tipologie di siti in quanto è predisposto per la vendita di prodotti, la gestione di pagamenti attraverso vari metodi, inventario, magazzino, tasse, spedizioni e tutto ciò che concerne il commercio.

Come puoi intuire questo tipo di sito web è decisamente più caro di altri in quanto il lavoro effettivo svolto da parte del web designer è maggiore, senza contare tutta la parte di inserimento prodotti nel catalogo e la formazione al cliente per insegnargli a gestire il suo nuovo negozio online.

QUALI SONO I COSTI DI UN SITO WEB?

prezzo medio sito web, prezzo sito web freelance

HOSTING E DOMINIO

Un hosting è lo spazio che il tuo sito web occupa su Internet. Gli hosting si ottengono pagando aziende specializzate che “affittano” una porzione dei loro server per fare spazio al tuo sito e permettergli di esistere.

A seconda delle sue prestazioni e di alcune esigenze specifiche, un hosting può costare dai 20 ai 1000 euro annuali. Ovviamente ne esistono anche di gratuiti, ma spesso presentano restrizioni incredibili e prestazioni al limite dell’accettabile e vengono usati solo per le start up che devono ancora immettersi nel mercato.

Un prezzo onesto per un hosting di fascia media si aggira intorno ai 50€

Il dominio invece è la porta tramite la quale gli utenti possono entrare nel tuo sito, quindi è anche questa una spesa non evitabile.

Il valore di un dominio si calcola in base alla sua facilità di ricerca; ad esempio il dominio “Internet.com” vale intorno ai 18 milioni di dollari, mentre “giuseppeautoricambi.it” è gratuito. Capisci la differenza?

TEMA O TEMPLATE HTML

Tutto ciò che vedi nel tuo sito: pagine, pulsanti, menu, grafica, tutto quanto.

I temi si applicano a CRM come WordPress mentre i template html si acquistano e vengono modificati manualmente tramite l’aggiunta o la rimozione di codice.

In entrambi i casi il prezzo può variare da pochi euro a centinaia a seconda delle caratteristiche offerte dal prodotto, dalla sua semplicità d’uso oppure dalla sua esclusività.

 

PLUGIN E FUNZIONALITà EXTRA

I plugin sono piccoli accessori che puoi applicare al tuo sito web per espanderne le funzioni là dove il tema è limitato. Potrebbe essere per integrare una newsletter oppure anche solo per cambiare i colori di certi elementi.

La maggior parte dei plugin, comunque, si trova gratuitamente online senza restrizioni di sorta, mentre il resto può avere un costo che varia a seconda delle funzioni offerte.

 

TESTI

Sembra scontato, ma anche i testi da inserire nel tuo sito web hanno un costo, specie se vuoi che siano fatti bene.

Chiunque può scrivere, ma solo un copywriter sa scrivere efficacemente. Questo significa che i tuoi testi trasmetteranno esattamente il messaggio che vorrai, saranno orientati alla vendita o alla promozione e, soprattutto, saranno scritti in chiave SEO cioè ottimizzati per la ricerca su Google.

Le tariffe di un copywriter variano da persona a persona, dal tipo di testo da scrivere, dalla sua lunghezza e dal tempo che richiede. Spesso i prezzari includono un limite massimo di parole a cui fare riferimento, oltre il quale il prezzo tende ad aumentare.

 

IMMAGINI

Sapevi che non puoi usare liberamente tutte le foto che trovi online? Il 90% di esse è protetto da copyright, perciò prendendole per il tuo sito web senza sapere se puoi riutilizzarle rischi di incappare in multe per violazione di diritto di copyright.

Come evitarlo? Scegliendo del materiale originale oppure non protetto da copyright.

Se la tua location è unica e si presta a farlo, dovresti investire in un fotografo che ti faccia un servizio completo. In questo modo tutte le foto ti apparterranno e potrai utilizzarle sul tuo sito, i tuoi social e su qualsiasi altro format che vorrai.

Questa soluzione ha un costo, ovviamente, ma è la scelta migliore per molte attività: materiale originale e ben curato giova alla brand awareness e trasmette maggiore professionalità agli occhi degli utenti.

L’alternativa, le immagini senza copyright (o immagini stock), è prevalentemente gratuita. Fotografi e artisti mettono il proprio lavoro a disposizione di chiunque, a patto che una volta usata una foto si citi la fonte da qualche parte come riconoscimento all’autore; se non ti va, puoi sempre pagare per la singola foto oppure acquistare un abbonamento da uno dei tanti siti web che forniscono immagini stock. Di solito si tratta di pochi euro al mese.

Attenzione: poiché queste immagini sono ad uso libero, sicuramente le ritroverai in giro per il web su altri siti, quindi il tuo sito non avrà niente di originale.

SEO

Questa voce riguarda solo chi desidera ottenere di più dal proprio sito e non semplicemente “essere su internet”.

La SEO (search engine optimization) è l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Significa utilizzare una serie di tecniche, strategie e strumenti per migliorare la posizione di un sito web nelle pagine di Google.

I prezzi di un SEO specialist variano molto a seconda della sua esperienza, del suo portfolio e del tuo tipo di business. Oltre ai costi di un professionista che metta in pratica una strategia ben studiata considera gli eventuali abbonamenti agli strumenti che userà e il tempo richiesto per la creazione di contenuti ottimizzati per la ricerca.

Sito web economico

INTEGRAZIONI

Per integrazione si intende qualsiasi modifica vada fatta al sito per collegarlo con altre piattaforme e aggiungervi delle funzionalità. Spesso si fa riferimento a Google Analytics e Facebook Pixel come integrazioni che ogni sito dovrebbe avere per poter essere analizzato correttamente.

Ovviamente ne esistono di altri tipi: dalla raccolta di contatti per la newsletter al chatbot, fino alle recensioni di Google My Business.

Tutte queste integrazioni e molte altre hanno in comune una cosa: bisogna agire direttamente sul codice del sito web per applicarle.

Ora, molti non valutano neppure l’idea di queste aggiunte, ma molte di esse sono fondamentali per garantire un futuro al tuo sito web così come al tuo business come le integrazioni con Analytics (probabilmente la più importante).

 

PUBBLICITà E MARKETING

Anche questo è un servizio opzionale per quanto riguarda la semplice realizzazione di un sito web, ma dovrebbe essere obbligatorio per ogni business.

Come già detto in precedenza in altri articoli, un sito web da solo serve a poco. Se pensi che ti porterà magicamente nuovi clienti, sbagli di grosso; il tuo sito può portare nuovi clienti (insieme ad altri vantaggi) solamente se affiancato da una strategia di marketing efficace.

Questo vuol dire investire nel web marketing, nel social media marketing e in altre forme di promozione digitale. I costi variano di molto anche qui.

Il costo finale si divide in due parti: la tariffa del marketer a cui ti affiderai e i costi delle piattaforme utilizzate.

I marketer di solito stilano i preventivi a seconda degli obbiettivi che il cliente vuole raggiungere, quindi della mole di lavoro necessario a raggiungerli, della frequenza con cui si vuole agire (ogni quanto postare, pubblicare, inviare una mail, ecc…) e via dicendo fino a raggiungere un prezzo ottimale che soddisfi entrambe le parti.

A questa cifra bisogna poi sommare i costi delle piattaforme scelte, ognuna delle quali ha tariffe e metodi di fatturazione diversi:

Quanto costa la pubblicità su internet?
  • Facebook Ads: il budget dedicato è a discrezione del cliente anche se è compito del marketer consigliare una cifra adeguata e cercare di ottimizzare i costi il più possibile. La spesa fluttua secondo una serie di criteri di valutazione specifici di Facebook per il quale più la campagna è buona, meno spendi; perciò il valore finale può essere di pochi euro come di qualche centinaio.
  • Linkedin Ads: molto simile a Facebook Ads come piattaforma ma dai costi decisamente più alti. Per iniziare è necessario acquistare un piano di abbonamento che offre servizi e prezzi diversi a seconda delle esigenze del cliente, che può variare da circa 40€ mensili fino ad alcune centinaia. Oltre a questa spesa obbligatoria di base bisogna sommare quella per le sponsorizzazioni vere e proprie come per Facebook Ads.
  • Google Ads: comparire primo su Google ha un costo (e che costo). Gli annunci pubblicitari di Google sono molto specifici ed incredibilmente efficaci se utilizzati correttamente, ma richiedono un budget maggiore rispetto ad altre forme di promozione. Questo perché si basano sulla ricerca di determinate parole chiave da parte degli utenti, parole che hanno un prezzo che varia a seconda della loro popolarità.
    Ad esempio le parole “autoricambi fiat Asti” hanno un prezzo minore rispetto a “autoricambi fiat” perché si fanno molte meno ricerche con parole così specifiche, rispetto alle altre più generiche.
  • Email marketing: ogni piattaforma ha dei prezzi fissi in abbonamento mensile o annuale che ti garantiscono certi servizi a seconda della cifra. Solitamente ogni piano conferisce un determinato numero di invii mensili o di contatti che puoi avere nella tua mailing list. Alcune piattaforme come Mailchimp forniscono anche la possibilità di integrare i social network e di ottenere una piattaforma di marketing a 360°, per un prezzo aggiuntivo.

Queste sono le alternative più comuni quando si decide di affiancare una strategia di marketing digitale al proprio sito web, ma ce ne sono molte altre che si prestano egregiamente alle esigenze più disparate.

 

QUANTO COSTA FARSI FARE UN SITO WEB: WEB AGENCY VS FREELANCE

 

Come se non ci fossero già abbastanza fattori da considerare quando si parla del prezzo di un sito web, non possiamo dimenticarci di uno dei punti chiave: chi sarà a realizzarlo!

Parliamo concretamente.

Una web agency ha costi di gestione più alti rispetto a un freelance: l’affitto di uno studio, dipendenti da stipendiare, luce, gas e le altre spese che riguardano qualsiasi attività.

Questo significa che sì, è probabile che una web agency proponga un prezzo più alto di quanto ti aspetti per il tuo sito web, ma è anche probabile che sarai seguito meglio durante tutto il vostro rapporto lavorativo. Di solito una web agency strutturata ha chi si occupa della grafica, chi del marketing, chi della programmazione, ecc… E ovviamente chi si occupa di vendite e relazioni con i clienti!

Ciò significa che in qualsiasi momento, non importa quanto siano occupati i vari membri dell’agenzia, avrai un consulente a tua disposizione per rispondere alle tue domande e fugare i tuoi dubbi.

Solo se si tratta di una web agency seria, ovviamente…

Quanto costa farsi fare un sito web da una web agency?
Quanto costa farsi fare un sito da un web designer freelance?

Un freelance, d’altro canto, spesso abbatte i costi di gestione della sua attività lavorando da casa o in uno spazio di coworking, evitando di pagare le spese di un ufficio.

Tuttavia questo non basta a giustificare un prezzo più basso.

Essendo un professionista qualificato esattamente come quelli che lavorano in una web agency, anche il freelance ha le sue tariffe che variano a seconda del lavoro richiesto, del tempo da dedicarvi e così via. La differenza sostanziale è che c’è una sola persona ad occuparsi di tutto.

Da un lato questo ha dei vantaggi: tu, come cliente, parlerai e ti confronterai sempre con la stessa persona e discuterai con lui di tutto, dalle richieste tecniche alla manutenzione, compresi i discorsi di fatturazione e pagamenti. In questo modo le informazioni non devono passare tramite intermediari e arrivano al diretto interessato.

Inoltre un freelance tende ad essere meno rigido su certi aspetti, come per gli orari: è facile che un freelance intervenga sul tuo sito per una manutenzione straordinaria o per risolvere qualche problema anche fuori dall’orario di lavoro; nel caso di un’agenzia potresti dover aspettare fino alla riapertura o addirittura tutto il week end.

Lo svantaggio principale, invece, risiede nella natura stessa del freelance: come già detto, è solo una persona.

Questo vuol dire che può lavorare solo ad un certo numero di progetti e clienti contemporaneamente e potrebbe rinunciare ad instaurare un rapporto lavorativo con te proprio per mancanza di tempo.

In alternativa potrebbe accettare lo stesso, ma ad un prezzo superiore, oppure potrebbe rivolgersi alla sua rete di collaboratori per dividere il carico di lavoro, aumentando comunque il preventivo finale.

QUANTO COSTA UN SITO WEB SE FACCIO DA SOLO?

 

Se hai letto tutto fino a questo punto sicuramente ti starei chiedendo: “e se invece mi faccio il sito da solo?” che onestamente è una domanda più che lecita.

Di solito hai due opzioni:

1) Imparare a fare da solo tutto ciò di cui ho parlato in questo articolo

2) Utilizzare un costruttore di siti web

 

Parliamoci chiaro: se tu avessi deciso fin da subito di imparare come si fanno i siti web, probabilmente non avresti mai aperto questo articolo e di sicuro non avresti cercato un web designer per il tuo progetto.

Non c’è niente di male, ovviamente.

Il tuo tempo è limitato e non è il caso di aggiungere un carico del genere alla tua routine già piena zeppa di impegni. Perciò, cosa si fa quando ci serve qualcosa che non sappiamo fare? Ci rivolgiamo ad un professionista.

Attenzione, anche se tu decidessi comunque di fare tutto da solo per hobby o per curiosità, sappi che ci sono dei costi tecnici fissi a cui non puoi sottrarti (vedi hosting, dominio, tema, template, ecc…) e alla fine risparmieresti solo sulla manodopera rischiando di ottenere un prodotto finale di qualità inferiore.

Per quanto riguarda la seconda opzione, i costruttori di siti web, non ho una buona opinione a riguardo.

Si tratta di piattaforme (Wix e Shopify sono probabilmente le più famose) che in cambio di un pagamento mensile ti “affittano” parte del loro spazio web nel quale potrai costruire il tuo sito.

Il processo è piuttosto intuitivo in quanto si tratta di builder “drag & drop”, ovvero “clicca e trascina” ed è molto probabile che tu non metta mai mano al codice del sito; la semplicità di questi strumenti permette a chiunque di creare il proprio sito web ed è indicato per chi non ha assolutamente né esperienza né conoscenze di web design.

Il rovescio della medaglia è che ti ritroveresti con più svantaggi che altro:

  • Prima di tutto le funzioni del tuo sito sono limitate dal tipo di abbonamento che scegli (meno paghi, meno funzioni ottieni); spesso per utilizzare anche solo gli strumenti più basilari come i moduli di contatto potresti dover pagare più di quanto avresti previsto
  • Il tuo sito web non sarà mai indipendente ma sempre subordinato alla piattaforma scelta, mentre con dominio e hosting dedicato saresti il padrone di te stesso. Un esempio: il dominio del tuo negozio di scarpe potrebbe normalmente sarebbe qualcosa tipo it ma affidandoti a queste piattaforme avresti wix.negoziodiscarpe.it (nel caso di Wix). Questo fa male alla tua immagine e trasmette poca professionalità.
  • Un altro problema riguarda le prestazioni, anch’esse limitate dal piano di abbonamento. È inutile dire quanto un sito debba essere performante anche dietro le quinte per sostenere tutto il traffico in entrata e garantire una navigazione scorrevole e veloce per l’utente.
  • So che l’ho già detto ma questi builder uccidono la brand awareness! Un sito web costruito tramite questi servizi trasmette una pessima immagine della tua azienda! Se il sito è fatto in maniera così dilettantistica e poco curata, cosa credi che dovrebbero pensare i tuoi potenziali clienti? Che gestisci anche gli affari in modo poco serio!
prezzo onesto per sito web

Come vedi è facile lasciarsi attirare dai prezzi bassi ma il rischio di ottenere un prodotto scadente è molto alto.

Questo ovviamente si applica anche alle web agency e ai professionisti freelance; dovresti diffidare dai preventivi troppo bassi per due motivi principali: il primo è che potrebbero proporti un prezzo basso per poi aumentarlo ripetutamente inserendo servizi che non erano segnati nel contratto iniziale. Alla fine ti ritroveresti a pagare per qualcosa che non sapevi neanche ci fosse!

Il secondo motivo, invece, riguarda il tempo. Pensaci bene. Sapendo che per avere un sito web serve buona parte di quello che c’è scritto in questo articolo e un certo quantitativo di ore per realizzare il tutto, ha senso fidarsi di un prezzo troppo basso?

Quanto può essere competente un professionista che non sa dare un giusto valore alle sue ore di lavoro? Poco, direi.

E che risultati puoi aspettarti? Pochi, anche qui.

 

In conclusione, il mio ultimo consiglio è questo: sapendo cosa serve per fare un sito web, quanto costa mantenerlo e quanto tempo ci vuole per farlo, diffida sempre da prezzi troppo bassi.

Se desideri un sito web per il tuo business che sia veloce, bello, sicuro, affidabile e soprattutto realizzato a regola d’arte ti consiglio di valutare più offerte e di rivolgerti a professionisti affidabili.

Professionisti come me 😉

Contattami per ricevere un preventivo gratuito e discuteremo insieme del sito web perfetto per te!

Benvenuto!

Se anche tu sei interessato a far crescere la tua attività grazie al web, sei nel posto giusto!

Scrivi qui sotto la tua mail migliore e ti contatterò subito per discutere della tua nuova, personalissima strategia di marketing digitale!

Ti aspetto!

You have Successfully Subscribed!

Pin It on Pinterest