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Cos'è l'Internet delle cose?

Più passa il tempo e più ci abituiamo ad essere connessi.

Prima c’erano i computer, poi i laptop, i palmari, gli smartphone, adesso addirittura gli orologi da polso… E gli assistenti vocali, fidati soprammobili pronti ad esaudire ogni richiesta in risposta ad un “Hey, Alexa!”; ricordi invece quando Siri era appena nata e non riuscivi neanche a ordinare di fare una telefonata?

Se però già adesso ti sembra di passare troppo tempo online e di affidarti troppo allo smartphone, continua a leggere.

Esiste un intero concetto chiamato “Internet delle cose” (Internet of things) che tratta proprio l’estensione di Internet ad oggetti e luoghi che non sono stati originariamente progettati per connettersi.

 

Quando si considera un oggetto intelligente?

 

Questi oggetti, chiamati smart objects, per essere definiti smart (intelligenti, appunto) devono possedere alcune funzioni peculiari: identificazione, localizzazione, diagnosi di stato, interazione, elaborazione dati e connessione.

  • Identificazione: devono essere dotati di un identificativo unico che li distingua da tutti gli altri oggetti connessi alla rete (un po’ come l’indirizzo IP per un PC)
  • Diagnosi di stato: devono conoscere il proprio stato di funzionamento e se necessitano di manutenzione
  • Localizzazione: devono conoscere la propria posizione nello spazio (dov’è finita la mia auto?)
  • Interazione: misurare variabili come il livello di inquinamento, l’umidità, la temperatura oppure i consumi energetici di energia elettrica, acqua e gas
  • Elaborazione dati: selezionare quali informazioni trasmettere tra tutte quelle raccolte
  • Connessione: la capacità di trasmettere informazioni, la più importante

Si stima che ad oggi esistano circa 26 smart objects per persona. Un numero esorbitante, chiaro, che non accenna a diminuire e, anzi, aumenta esponenzialmente di anno in anno. Spesso non ci accorgiamo di essere circondati da questi oggetti (forse è anche per questo che 26 a persona sembra incredibilmente alta, come stima) in parte per comodità e in parte per semplice ignoranza dell’argomento. Tuttavia molti degli smart objects più comuni fanno già parte della nostra quotidianità, passando quasi inosservati.

Andiamo a vedere dove si trovano questi smart objects e come vengono applicati in vari settori:

 

Internet delle cose nel privato

Non solo smartphone, ma molti dei device che usi quotidianamente: smartwatch, smartTV, impianti audio wireless, assistenti vocali… Nel migliore dei casi viene tutto inglobato in una smart home. Cos’è una smart home? Pensa al tuo impianto di domotica domestica, però sotto steroidi: tapparelle che si alzano quando sorge il sole senza che tu le abbia programmate perché semplicemente seguono gli orari dettati dal web; impianti di riscaldamento che si autogestiscono in base alle previsioni meteo, elettrodomestici autonomi in tutto e per tutto, dalla lavatrice che si attiva da sola al frigorifero che sa cosa manca e provvede ad aggiungerlo alla lista della spesa e ad ordinarlo online.

 

Internet delle cose: smart mobility

Il settore automobilistico e quello dei trasporti in generale sono tra quelli che stanno approfittando maggiormente dell’internet delle cose: alcuni esempi pratici riguardano la posizione del veicolo (intesa proprio come segnale GPS che ci guida sempre al punto in cui abbiamo parcheggiato) e il suo stato di funzionamento. I dati raccolti durante la guida vengono utilizzati ai fini assicurativi, per migliorare l’esperienza di guida e garantire la sicurezza degli occupanti del veicolo. L’internet delle cose permette anche di avere il controllo sulle flotte delle compagnie di spedizioni, assicurandosi che vengano rispettate le norme stradali così come gli orari e agevolando la turnazione degli autisti.

 

Internet delle cose nell’agricoltura: smart farming

Nel pieno dell’era digitale l’Internet delle cose diventa anche l’Internet della Terra: è il caso della società americana CropX, che ha realizzato un avanzato sistema di irrigazione completamente automatizzato che regola i flussi d’acqua a seconda del tipo di terreno per evitare sprechi; la stessa tecnologia viene applicata anche per fertilizzante e pesticidi.

 

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Internet delle cose: smart city

In una smart city tutti gli elementi sono connessi tra di loro e si gestiscono autonomamente, dall’illuminazione pubblica ai mezzi di trasporto, fino ai parcheggi e alle aree verdi. Il concetto di città intelligente, però, non riguarda solo le tecnologie: l’obiettivo finale è quello di creare un nuovo modo di vivere la realtà urbana aumentando la qualità della vita dei cittadini.

Un esempio è Firenze, che con il suo sistema di irrigazione delle aree verdi regola l’erogazione in base all’umidità e alle previsioni meteo ed è in grado di individuare da remoto perdite o guasti agli impianti, permettendo un intervento più rapido.

Questi sistemi, però, non sono esclusivi delle metropoli: si stima che in Italia quasi la metà dei comuni con almeno 15.000 abitanti (quindi di dimensioni contenute) abbia avviato almeno un progetto di smart city, negli ultimi anni.

 

In futuro questi numeri saranno solo un ricordo: si stima, infatti, che entro il 2025 gli smart objects interconnessi tra loro e la rete saranno più di 75 miliardi, ma questo cosa comporterà?

Per prima cosa, l’analisi dati salirà ad un livello del tutto nuovo: con sempre più dispositivi che raccolgono e si scambiano informazioni le intelligenze artificiali cresceranno sia in numero che in potenza diventando infine uno strumento fondamentale per le industrie e i governi. Le IA, infatti, saranno in grado di prevedere dei trend grazie alla mole di dati che potranno acquisire, e sapranno aiutarci a prendere decisioni in più ambiti della vita per migliorarne la qualità; ad esempio, una mansione di fondamentale importanza che potrebbero svolgere è quella dell’amministrazione delle risorse: evitando gli sprechi su più frangenti saranno in grado di limitare e prevenire crisi energetiche di ogni sorta.

Tuttavia l’aumento del numero di smart object e della portata dell’Internet delle cose porterà, di conseguenza, ad un rischio per la sicurezza maggiore: più dispositivi connessi alla rete implica più vulnerabilità ad attacchi informatici. Non si parla di un pericolo unicamente per i dati raccolti ma anche di minacce fisiche e reali, in quanto un malintenzionato potrebbe manomettere a distanza gli smart object di casa per, ad esempio, aprire la porta di ingresso senza che nessuno se ne accorga. In futuro, quindi, questa sempre più minima differenza tra Internet (inteso propriamente come World Wide Web) e l’Internet delle cose donerà al concetto di sicurezza informatica un significato molto più ampio, in quanto si occuperà della sicurezza di, potenzialmente, qualsiasi cosa.

 

Essendo un mercato relativamente giovane, presenta giustamente le falle e i problemi di sicurezza che ha avuto qualsiasi altro prodotto relativo al web prima di esso (basta pensare ai vecchi siti internet o alle prime app commercializzate). Giocando di anticipo, gli enti regolatori stanno già provvedendo a stipulare nuove formule per tutelare la privacy degli utenti (argomento sempre più scottante negli ultimi anni) e per creare nuove forme di GDPR aggiornate alla questione Internet delle cose.

L’internet delle cose si dimostra essere un settore interessante nel quale sempre più aziende stanno investendo. Sicuramente al momento la sua incidenza sulla nostra quotidianità è ancora bassa e poco rilevante, ma in futuro lo sarà sicuramente molto di più e avrà possibilità di utilizzo sempre maggiori.

 

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